Non ce nulla di nuovo verrebbe da dire, anche verso il finir oramai del 2021 non si registra per il mondo del lavoro alcun cambiamento positivo di ripresa o di rinnovata cultura sul versante della sicurezza, dei diritti dei lavoratori-lavoratrici ma sopra ogni cosa, delle persone che rappresentano esse stesse il fulcro su cui ci si “fonda” la nostra repubblica democratica.
Dal mondo imprenditoriale si scatenano le peggiori repulsioni nei confronti di famiglie composte da lavoratori-lavoratrici che ne invocano il licenziamento, l’ennesimo da inizio pandemia (COVID-19) come se il licenziare alcune centinaia di migliaia di lavoratori-lavoratrici (famiglie) costituisse per l’imprenditoria italica la “cura” anti-Covid in grado di far risorgere l’intera categoria dalle ceneri. Se interrogassimo le statistiche scopriremmo che non è il licenziare un migliaia di famiglie (lavoratori-lavoratrici) la soluzione ai malanni delle imprese che fanno leva sulla politica sui sindacati e sul Governo per invocarne nuova linfa (licenziare) sembra essere la soluzione per farle riemergere dal cul-de-sac. Verosimilmente è vero il contrario è cioè solo assumendo altri lavoratori-lavoratrici (famiglie) che si genera il benessere collettivo quel benessere in grado di apportare nuovo ossigeno alle imprese in- ipossia per “implosione”. Questo è quanto ci auspichiamo, questo e quanto giunge con oculatezza il S.U.E, per l’Italia e per l’Unione Europea.
Non ci può essere nessuna Italia senza una cultura che salvaguardi il diritto al lavoro e all’occupazione come sancito dall’Art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana così come per il resto dei paesi della CE.
Maurizio De Simone
(Segretario Generale del Sindacato degli Stati Uniti d’Europa S.U.E)
