Il Sindacato degli Stati Uniti d’Europa (S.U.E.) riconosce che il dibattito sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri nasce dall’esigenza di rafforzare la percezione di imparzialità e di trasparenza della giustizia italiana.
Tuttavia, dopo attenta valutazione, il S.U.E. ritiene necessario evidenziare alcune criticità e formulare proposte correttive:
1. Rischio di riforma simbolica
La sola distinzione formale tra le due carriere non risolve i problemi strutturali della giustizia: la lentezza dei processi, la carenza di personale amministrativo, la disomogeneità organizzativa tra i tribunali.
2. Perdita di competenze integrate
Separare rigidamente giudici e PM potrebbe privare il sistema della preziosa osmosi professionale che oggi consente a un magistrato di comprendere entrambe le prospettive del processo.
3. Indipendenza del pubblico ministero
La questione centrale non è solo la divisione dei ruoli, ma chi garantirà l’autonomia dei PM. Una dipendenza eccessiva dall’esecutivo rischierebbe di limitare la libertà dell’azione penale, minando l’art. 112 della Costituzione (obbligatorietà dell’azione penale).
Proposte del S.U.E.
• Riforma organica della giustizia: la separazione delle carriere deve inserirsi in un quadro più ampio che includa tempi certi dei processi, rafforzamento del personale e digitalizzazione dei tribunali.
• Garanzie per l’indipendenza del PM: istituire un Consiglio Superiore distinto ma con pari autonomia e trasparenza, sottratto a condizionamenti politici.
• Formazione comune e continua: pur separando i percorsi, occorre mantenere momenti di formazione condivisa tra giudici e PM per preservare una visione equilibrata del sistema.
• Comunicazione chiara ai cittadini: accompagnare il referendum con campagne informative accessibili e neutrali, affinché la scelta popolare sia davvero consapevole.
Conclusione
Per il S.U.E., una giustizia equa, efficiente e indipendente non può basarsi su riforme parziali o di sola immagine. La separazione delle carriere può rappresentare un tassello di modernizzazione, ma deve essere parte di una strategia complessiva, orientata alla tutela dei diritti dei cittadini e al rafforzamento dello Stato di diritto.
